Di quando Topolino tradì Minni, si sposò con un’altra e alla Disney si scatenò un putiferio

Era l’11 febbraio 1990 e nelle edicole italiane usciva regolarmente il settimanale Topolino n. 1785.

La copertina del numero 1785 di Topolino che contiene la storia, mai più ripubblicata, di Cavazzano e Marconi: Topolino in "Ho sposato una strega". ©WaltDisney 1990.

La copertina del numero 1785 di Topolino che contiene la storia, mai più ripubblicata, di Cavazzano e Marconi: Topolino in “Ho sposato una strega”. ©WaltDisney 1990.

Mancando un giorno a San Valentino, la copertina era ovviamente romantica, con Paperino e Paperina seduti teneramente sopra uno spicchio di luna e castamente abbracciati sotto una scritta “W S. Valentino”, immersi in un tributo di cuori e stelle.

Un numero come tanti, stampato in milioni di copie, ma passato alla Storia (non immediatamente a dire il vero) per quello che fu, a posteriori, un caso editoriale senza precedenti in casa Disney con una storia che non sarebbe mai più stata ristampata, bloccandola dentro i confini nazionali.

La storia incriminata si intitola Topolino in “Ho sposato una strega” ed è stata scritta da Massimo Marconi e disegnata dal Maestro Giorgio Cavazzano. E quella che sembra, a tutti gli effetti, essere una tenera storia d’amore, poche settimane dopo farà molto discutere, creando un polemica che partirà dall’Italia e arriverà fino ai quartieri generali della Disney americana.

Prima pagina della storia: Topolino in "Ho sposato una strega". ©WaltDisney 1990.

Prima pagina della storia: Topolino in “Ho sposato una strega”. ©WaltDisney 1990.

La storia presentata ai lettori è una parodia del celebre film di René Clair interpretato da Fredric March e Veronica Lake (1944) e, brevemente, la trama è questa:

Topolino, dopo una furiosa litigata con Minni (che sparirà velocemente dalla storia partendo per una crociera), decide, a sua volta, di partire in Camper per una vacanza da solo con Pluto. Una sera, in autostrada, dà un passaggio a una bella ragazza di nome Samantha. 
Attaccata verbalmente da un benzinaio che la apostrofa come “strega”, viene difesa da Topolino che poi la accompagna a casa di suo padre, il quale gli spiega che la famiglia non gode di una buona reputazione da quelle parti.
Invitato a restare, Topolino e Samantha, giorno dopo giorno, si innamorano e, un mese dopo, Topolino decide di chiedere la mano di Samantha a suo padre. Quest’ultimo, rimasto molto sorpreso, costringe la figlia a confessare il suo segreto: lei è davvero una strega dotata di poteri magici e lui un mago.
Nonostante lo shock, Topolino vuole comunque sposarla.
Il padre di lei li mette in guardia su come il loro matrimonio potrà essere visto male da molte persone anche a Topolinia, ma alla fine dà il suo benestare, dopo che Samantha promette di rinunciare alla magia.
Trasferitosi nella casa di Topolino dopo il matrimonio, Samantha cerca di non utilizzare la magia, ma di tanto intanto cede e i sospetti su di lei crescono, creando sospetto e avversione a Topolinia. La ragazza, triste, confessa a suo padre che non è riuscita a nascondere i suoi poteri, che non può rinnegare la sua natura e gli chiede aiuto.
A questo punto, il padre di Samantha rivela alla coppia che i due non sono mai stati sposati e che tutto quello che hanno vissuto è frutto di un incantesimo creato da lui per metterli in guardia. Topolino si trova così costretto ad accettare la realtà dei fatti e decide a malincuore di dire addio a Samantha e a suo padre, tornando a casa con una foto ricordo creata dalla bella strega.

L’intento di Massimo Marconi era quello di creare uno piccolo scandalo ma, a sorpresa, nessun giornale all’uscita della storia scrive niente a riguardo. Dovrà sollecitare un po’ i giornali e aspettare che il giornale satirico Cuore se ne esca con quel famoso titolo “Topolino tromba!” affinché la notizia sollevi il polverone desiderato.

L'articolo di Cuore, uscito nel 1990, che faceva riferimento allo scandalo creato dalla storia da poco uscita su Topolino n.1785.

L’articolo di Cuore, uscito nel 1990, che faceva riferimento allo scandalo creato dalla storia da poco uscita su Topolino n.1785.

Rincara la dose di nuovo Marconi durante un’intervista a Repubblica: “Volevo almeno una scena con Topolino e Samantha a letto dopo il matrimonio. Nulla di erotico. Solo loro due che parlano la sera, in intimità. Ma il disegnatore non se l’è sentita. Sono rimasti in poltrona, vedi pagina 22.”.
In un mondo in cui i personaggi Disney “non hanno un passato, non hanno un futuro, non si sposano, non litigano, non divorziano, non muoiono” (cit.) la storia di Marconi-Cavazzano fa infuriare i dirigenti americani.

Pagina interna della storia: Topolino in "Ho sposato una strega" dove Topolino chiede la mano di Samatha. ©WaltDisney 1990.

Pagina interna della storia: Topolino in “Ho sposato una strega” dove Topolino chiede la mano di Samatha. ©WaltDisney 1990.

Il solo sospetto che Topolino abbia fatto sesso con Samantha, una “fiamma” occasionale conosciuta per caso, fa sì che  Michael Eisner, l’allora CEO Disney, chieda a Umberto Virri, direttore generale della Disney italiana, le dimissioni dello storico direttore di “Topolino”, Gaudenzio Capelli (che verranno sì presentate ma poi respinte).

La storia, come dicevo, pur essendo entrata nel cuore di milioni di lettori italiani, non verrà mai più ristampata. Narra la leggenda che le tavole originali siano state date alle fiamme e una silenziosa censura aleggia ancora intorno a questa storia.

Una delle vignette incriminate: Topolino e Samantha in camera da letto. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette incriminate: Topolino e Samantha in camera da letto. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette più commuoventi della storia: l'addio tra Topolino e Samantha. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette più commuoventi della storia: l’addio tra Topolino e Samantha. ©WaltDisney 1990.

Il fumetto, pur essendone state vendute milioni di copie, è ricercato, ma fortunatamente non risulta introvabile. Il prezzo si aggira sulle decine di euro (se in condizioni eccelse) e probabilmente fra qualche anno il suo valore crescerà ancora un po’.

I crediti della storia: Testo di Massimo Marconi e disegni di Giorgio Cavazzano. ©WaltDisney 1990.

I crediti della storia: Testo di Massimo Marconi e disegni di Giorgio Cavazzano. ©WaltDisney 1990.

Per chi volesse leggere il fumetto ma non lo trovasse in vendita, le tavole sono consultabili online su Issuu:

Ultima curiosità:
nella sua unica apparizione, la storia non è stata nemmeno stampata correttamente: infatti le pagine 21 e 22 sono state invertite in stampa. Insomma, una storia unica fino alla fine.

 

 


L’incipit:

«Una mattina, a Topolinia…»
(Massimo Marconi)

Anno di pubblicazione: 11 febbraio 1990
Casa editrice: Walt Disney
Prezzo originale: 2.000 Lire
Pagine: 194


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Poema a fumetti di Dino Buzzati, lo strano caso della seconda edizione

A volte, una casa editrice può cambiare le sue consuetudini e le regole non scritte dell’editoria.

Una di queste regole vuole che, abitualmente, le prime edizioni dei libri escano in una versione con copertina rigida e sovraccoperta – insomma, più elegante – per poi passare, con il corso delle ristampe, a un formato più economico in brossura con copertina morbida.

Succede di rado, ma è successo, che questa regola venga invertita. Ed è quello che è successo con un libro molto famoso che si intitola Poema a fumetti del sempre compianto Dino Buzzati.

La prima edizione (a sx) e la seconda edizione (a dx) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

La prima edizione (a sx) e la seconda edizione (a dx) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Vediamo di che libro si tratta.

Poema a fumetti, oggi, si può ormai considerare una delle prime graphic novel mai realizzate in Italia, ma quando uscì nel 1969 fu una delle opere più sperimentali di questo scrittore e artista poliedrico, nato nel bellunese nel 1906 e scomparso a Milano nel 1972.  Talmente poliedrico che, oltre a essere considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento, fu anche giornalista, drammaturgo, scenografo, pittore e poeta.

L’idea del fumetto ispirato al mito di Orfeo ed Euridice nacque nella mente di Buzzati già nel 1965 con il titolo La dolce morte, ma, troppo in anticipo di anni sui gusti dei suoi contemporanei, non riesce a convincere la casa editrice della bontà della pubblicazione. Deluso e amareggiato, affida il manoscritto alla moglie con il desiderio che non venga pubblicato per almeno vent’anni.

Ma la giovane moglie, Almerina Antoniazzi, sposata quasi in segreto nel 1966 a causa della notevole differenza di età (lei aveva 25 anni e Buzzati 60), crede fermamente nella qualità del lavoro del marito e insiste presso la Mondadori affinché il libro venga stampato. Ce la farà, ma l’editore insiste per un titolo meno lugubre e così si passerà da La dolce morte al più didascalico Poema a fumetti.

Dorso della prima edizione (sopra) e quello della seconda edizione (sotto) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Dorso della prima edizione (sopra) e quello della seconda edizione (sotto) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Alla pubblicazione del volume, la critica si dividerà su questo lavoro così originale, a metà strada tra letteratura e pittura, che all’inizio – con le sue 208 tavole a colori che richiamano lavori di artisti visivi tra i più famosi e una storia antica raccontata in chiave pop – non sarà capito dai più perché di difficile catalogazione. È un fumetto? no, non ci sono i balloon e manca la sequenza temporale classica del fumetto. È un romanzo? e allora perché tutte queste illustrazioni? A chi è diretto? il contenuto è troppo libertino per i giovani e troppo “leggero” per gli adulti.

Buzzati stesso, in una intervista al Corriere della Sera dell’8 febbraio 1970, disse a proposito:

Sapevo in partenza che Poema a fumetti, libro fatto più di disegni che di parole, rischiava di avere, anche da parte dei critici, strane accoglienze. […] Parecchi mi hanno rimproverato l’eccessiva frequenza, nelle pagine, di ragazze nude disegnate con accento libertino. Io l’ho fatto per tre motivi: primo, la nudità mi sembra il costume più adatto nel mondo dei più; secondo, disegnare dei nudi è più gradevole e stimolante che disegnare delle persone vestite (almeno per me); terzo – e qui direte che mi do la zappa sui piedi, ma perché essere ipocrita? – pensavo che l’ingrediente fosse producente agli occhi del pubblico.

Il libro, 50 anni dopo, ristampa dopo ristampa, troverà finalmente la sua collocazione nelle libreria e nelle biblioteche in un nuovo genere che, inconsapevolmente, lui stesso ha creato: quello delle graphic novel.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Poema a fumetti, nella sua prima tiratura, esce nel settembre del 1969 con una copertina morbida. Diventa subito un successo e vende numerose copie, tanto da richiedere una seconda ristampa due mesi dopo, a novembre.

Quello che la casa editrice decide di fare però è bizzarro, come dicevamo all’inizio dell’articolo: decide di ristamparlo con una copertina rigida e una sovraccoperta simile a quella della prima edizione (fatta eccezione per una cornice puntinata attorno all’illustrazione) e con un “errore” non da poco: nella pagina che riporta le informazioni del volume si legge “I edizione settembre 1969“, senza dubbio un ottimo modo per confondere tutti.

Negli anni, ciò comporterà una costante confusione ogni volta che si troverà un annuncio del libro in vendita, perché molti di questi annunci riporteranno come prima edizione la seconda.

Ora, sapete anche voi che non esiste una prima edizione con la copertina rigida. Inoltre, basterà leggere la data in fondo al testo nella seconda aletta presente nella sovraccoperta: “novembre 1969” per esserne certi.

Aletta interna della sovraccoperta con uno scritto di Carlo della Corte datato novembre 1969. È l'unico riferimento a una data che ne indica la ristampa.

Aletta interna della sovraccoperta con uno scritto di Carlo della Corte datato novembre 1969. È l’unico riferimento a una data che ne indica la ristampa.

In conclusione, questa seconda edizione, in tiratura minore rispetto alla prima, sparisce negli anni dai mercatini e dalle librerie. Tanto che anche online se ne trovano solo pochi esemplari.

E qui, scatta un cortocircuito interessante per i collezionisti: abbiamo una prima edizione, in copertina morbida, “comune ma ricercata” (cit. da Gambetti Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento Italiano) e una seconda edizione, più elegante con copertina rilegata, di più difficile reperibilità. Quale delle due ha più valore?

A oggi, è una domanda difficile a cui rispondere. Il paradosso per me è stato recuperare una copia della prima edizione a 10 euro (mediamente il prezzo si aggira sui 60-80 euro) e una seconda edizione a 60 euro (valore attuale di mercato dai 40 ai 120).

Probabilmente, a questo punto, 50 anni sono ancora troppo pochi per decretare quale dei due volumi, nel tempo, acquisterà più valore. Quindi, diamoci appuntamento fra… 25 anni per riparlarne.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Retro copertina della prima edizione (a sx) e della seconda edizione (a dx) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati. Mondadori, 1969.

Retro copertina della prima edizione (a sx) e della seconda edizione (a dx) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati. Mondadori, 1969.

 

 


L’incipit:

«In Via Saterna nella città vecchia. Esiste una villa con grande giardino da moltissimi anni apparentemente abbandonata. Dalla strada però non si vede il muro di cinta e il culmine della casetta del custode.»
(Dino Buzzati)

Anno di pubblicazione: settembre 1969 I edizione
Anno di pubblicazione: novembre 1969 II edizione
Casa editrice: Arnoldo Mondadori Editore
Prezzo originale: 12.000 Lire
Pagine: 222


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Il ritorno de Il Piccolo Principe a 70 anni dalla prima edizione

Qualcuno di voi si ricorderà del mio post sulla prima edizione de Il Piccolo Principe dal titolo Il Piccolo Principe, il grande tesoro (chi volesse rinfrescarsi la memoria lo trova qui).

Ora posso dire che quello è stato un post fortunato: aver rintracciato quella rara prima edizione del libro di Antoine de Saint-Exupéry, averne scritto la storia, ha aiutato questo piccolo blog a farsi conoscere un po’ di più e lo ha portato a un risultato bellissimo e inaspettato.

Quale? questo che vedete nella foto qui sotto:

Le copertine delle due edizioni de "Il Piccolo Principe" a confronto. A sinistra la prima edizione del 1949, a destra la nuova edizione fatta uscire per festeggiare i 70 anni dall'uscita nelle librerie.

Le copertine delle due edizioni de “Il Piccolo Principe” a confronto. A sinistra la prima edizione del 1949, a destra la nuova edizione fatta uscire per festeggiare i 70 anni dall’uscita nelle librerie.

Quest’estate, infatti, ho portato quella copia ha fatto un gita a Milano per farsi bella e per concedersi ai grafici della casa editrice Bompiani che hanno fatto diventare la sua copertina – dopo una cura di bellezza – la copertina della nuova edizione!

Quest’anno, per i pochi che ancora non lo sapessero, Bompiani festeggia i suoi 90 anni e, tra le varie iniziative, sta ristampando in edizioni speciali alcuni dei libri che hanno fatto la storia della casa editrice milanese. Tra questi titoli, ecco quindi la riproduzione fedele della prima, rara e ricercata edizione de Il Piccolo Principe del 1949.

Il libro, con tanto di fascetta che ne celebra l’anniversario, è un volume molto ben curato.: sovraccoperta, che come dicevamo, è l’esatta riproduzione dell’originale, come pure la copertina rigida color beige che riporta l’illustrazione del Piccolo Principe.
La carta scelta rende giustizia a questa edizione, permettendone una comoda lettura.  La stampa sia del testo che delle illustrazioni originali dell’epoca vengono ancora più apprezzate nelle sue dimensioni del volume di 24×17 cm.

Particolare dei dorsi delle due edizioni de "Il Piccolo Principe". Sotto la prima edizione del 1949, sopra la nuova edizione 2019.

Particolare dei dorsi delle due edizioni de “Il Piccolo Principe”. Sotto la prima edizione del 1949, sopra la nuova edizione 2019.

Copertina rigida per entrambe le edizioni. L'unica differenza sta nella stampa a pressione presente nella prima edizione del 1949.

Copertina rigida per entrambe le edizioni. L’unica differenza sta nella stampa a pressione presente nella prima edizione del 1949.

Questa versione “anniversario”, a mio parere la migliore in commercio (ricordiamo infatti che nel 2015 sono scaduti i diritti del libro e ora chiunque può pubblicare la propria edizione), è un regalo da farsi e da fare.
Pensato sia per un pubblico adulto che per ragazzi, non è detto che nei prossimi anni (se Bompiani deciderà di farne una edizione limitata all’anno in corso) possa assumere anche un valore anche tra i collezionisti.

Il prezzo popolare, di soli 10 euro, è sicuramente una scelta commerciale che invoglia l’acquisto.

Alette interne del volume a confronto: stesso carattere tipografico, stesso testo e stessa impaginazione.

Alette interne del volume a confronto: stesso carattere tipografico, stesso testo e stessa impaginazione.

Pagina dei crediti della nuova edizione con riferimenti a siti web e alla "Prima edizione anniversario: settembre 2019".

Pagina dei crediti della nuova edizione con riferimenti a siti web e alla “Prima edizione anniversario: settembre 2019”.

 

 


L’incipit:

«A Leone Werth
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati prima bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica:
A Leone Werth
quando era un bambino»
(Antoine de Saint-Exupéry)

Anno di pubblicazione: settembre 2019
Casa editrice: Bompiani
Prezzo originale: 10,00 euro
Pagine: 123


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Lo Hobbit illustrato è già una rarità

Lo Hobbit o la riconquista del tesoro (sottotitolo originale: There and back again) o, più semplicemente, Lo Hobbit, è uno dei romanzi di genere fantasy più conosciuti al mondo, a opera del geniale John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973).

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pubblicato per la prima volta in lingua inglese il 21 settembre 1937, nacque nelle intenzioni del suo autore come una fiaba per bambini. Ed è un bambino di 10 anni, Rayner Unwin, figlio dell’editore Stanley Unwein, a consigliarne proprio al padre la pubblicazione. La recensione del bambino, poi pagata con uno scellino, fu questa:

«Bilbo Baggins era un Hobbit che viveva in una caverna Hobbit e non aveva mai avventure. Un giorno lo stregone Gandalf lo persuade a partire. Ha delle eccitanti avventure con orchi e mannari. Alla fine arrivano alla Montagna Solitaria; Smaug, il drago che vi abita è ucciso e dopo una terrificante battaglia ritorna a casa – ricco!!
Questo libro con l’aiuto di mappe non richiede nessuna illustrazione è buono e può interessare bambini dai 5 ai 9 anni»

Tutto sommato, niente male.

Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

La prima edizione ebbe una tiratura di sole 1.500 copie e avvenne appunto nel settembre del 1937 andando esaurita in due mesi, ma la contingenza pre-bellica causò anche una scarsità di carta che rallentò inevitabilmente la crescita di vendite.

Negli anni a seguire uscirono altre versioni de Lo Hobbit (1951, 1966 e 1978) con correzioni di nomi e dettagli tra cui il più importante: la storia del recupero dell’anello da parte di Bilbo Baggins che non avviene come un furto ai danni di Gollum ma come vittoria a una gara di indovinelli.
La bravura di Tolkien è stata anche sapere gestire questi due episodi differenti ne Il Signore degli anelli dove il mago Gandalf citerà questi fatti come due diversi racconti fatti da Bilbo in momenti differenti.

Veniamo ora a una delle ultime edizioni italiane dal titolo Lo Hobbit Un viaggio inaspettato, uscita recentemente ma che è già diventata oggetto di desiderio da parte di diversi collezionisti.

Si tratta di una edizione Bompiani dell’ottobre 2013. La casa editrice milanese al momento detiene i diritti di tutte le opere di J.R.R. Tolkien e ha la rara capacità e bravura di rinnovare il proprio catalogo con nuove e accattivanti edizioni.

Pagina dei crediti de Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina dei crediti de Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Il libro ha una copertina di tela raffigurante Bilbo Baggins intento a riposare sotto un albero e delle decorazioni di foglie e animali color oro. Tutte le illustrazioni interne sono state affidate a Jemima Catlin:  inglese, classe 1986, è stata scelta direttamente da Christopher Tolkien, il figlio di J.R.R. Tolkien, per arricchire questa versione de Lo Hobbit con le sue 150 illustrazioni.

I disegni sono fortemente diversi da quelli che siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni, anche a seguito delle trasposizioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson.
Nelle dichiarazioni della casa editrice inglese Harper Collins, si è voluta infatti riproporre al pubblico Lo Hobbit nella sua intenzione originale, ovvero quella appartenente alla letteratura per bambini e ragazzi. Riportando il libro alla sua “innocenza originaria”, a detta del curatore David Brawn. Quindi  ad atmosfere decisamente meno cupe e meno spaventose. Intento decisamente riuscito, visto che le  le illustrazioni della Catlin sono quanto di più lontano si potesse pensare rispetto all’immaginario creato al cinema.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Per concludere, è comunque interessante notare come la versione inglese del 12 settembre 2013, praticamente identica a quella italiana, non sia altrettanto ricercata e costosa. La ragione risiede forse nel fatto che da qualche anno la versione italiana (a quanto mi risulta stampata solo per tre volte) non sia sul mercato.

Il valore? Mediamente le copie in vendita vanno dai 150 ai 220 euro, ma ovviamente questi sono i prezzi che si trovano su eBay e sono da prendere con le pinze perché rappresentano il prezzo voluto dal venditore e non il reale prezzo di mercato (che comunque è ormai superiore ai 100 euro).

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Retro copertina de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Retro copertina de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

 

 


L’incipit:

«Questa è una storia di tanto tempo fa. A quel tempo gli idiomi e le lettere dell’alfabeto erano molto diversi da quelli dei nostri giorni. Per rappresentare quegli idiomi si è usata la nostra lingua.
Le rune erano lettere antiche originariamente ottenute intagliando o graffiando legno, pietre o metalli, ed erano pertanto sottili e angolose. Al tempo di questa storia soltanto i nani ne facevano uso regolare, specialmente per documenti privati o segreti.»
(J.R.R. Tolkien)

Anno di pubblicazione: ottobre 2013
Titolo originale: The Hobbit: There and back again
Casa editrice: Bompiani
Prezzo originale: 25 euro
Pagine: 80


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Piccola Enciclopedia del Fallimento

Spesso nella botte piccola c’è il vino buono, o almeno così suggerisce un proverbio popolare.

È certamente vero che molto spesso in molti libretti, di piccole case editrici, c’è molto di buono.

È il caso di questo piccolo caso editoriale dal titolo Piccola Enciclopedia del Fallimento illustrato da Davide Bart Salvemini, curato da Carlotta Colarieti e pubblicato da Hoppípolla Edizioni.

Dal sito: Hoppípolla è una parola islandese intraducibile in italiano, perché non esiste un vocabolo che ne spieghi il significato: la traduzione più vicina è “saltare nelle pozzanghere” e si riferisce a quello che pare essere uno dei giochi preferiti dai bambini islandesi, semplice e divertente.

Hoppípolla – Cultura indipendente per corrispondenza è balzata agli onori della cronaca per il suo sistema di business piuttosto unico in Italia: ai loro abbonati, ogni mese (o tre, sei, dodici) viene spedita una scatola con prodotti appositamente scelti con lo scopo di far scoprire nuovi creativi. Nelle scatole infatti si può trovare sì una pubblicazione editoriale (come la Piccola Enciclopedia del Fallimento), ma anche un oggetto di design, un suggerimento a scoprire un gruppo musicale, un prodotto illustrato, ecc…

Tornando alla Piccola Enciclopedia del Fallimento, la pubblicazione, di un’ottantina di pagine, è una piccola antologia delle storie più bizzarre legate al tema del fallimento e delle speranze disattese.

La prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

La prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Storie, con le s minuscole, caratterizzate da un fallimento finale. Meno famose forse, ma non meno interessanti. Storie che hanno avuto sorti e destini diverse dal successo che avrebbero forse meritato, se la fortuna non avesse guardato altrove.

Il nuovo punto di vista suggerito dagli autori è quello di allontanarsi dalla storia scritta dai vincenti, per riabbracciare il fallimento e la disfatta  come aspetti naturali dell’essere umano.

La pagina dei crediti della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

La pagina dei crediti della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il retro copertina della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il retro copertina della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il libro nella sua prima edizione è già esaurito, sia sul sito dell’editore che nella maggior parte dei siti di vendita online. È infatti già in ristampa la seconda edizione (con nuovo materiale inedito), pre-ordinabile sul sito della casa editrice con uno sconto del -30% (qui il link).

Possiamo sicuramente dire che, per il tema trattato, per caratteristiche editoriali come la qualità della carta utilizzata e l’originale metodo di distribuzione, questo libretto ha tutte le carte in regola per diventare un volume molto ricercato fra qualche anno.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Un altro breve racconto di un fallimento. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Un altro breve racconto di un fallimento. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Indice. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Indice. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Pagina finale i dati della stampa relativi alla prima edizione del libro di Davide Bart Salvemini.

Pagina finale i dati della stampa relativi alla prima edizione del libro di Davide Bart Salvemini.

 

 

Anno di pubblicazione: gennaio 2019
Casa editrice: Hoppípolla Edizioni.
Prezzo originale: 17 euro
Pagine: 79


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Nel segno della pecora, il primo libro di Murakami in italiano

Haruki Murakami (Kyoto, 1949) è senza ombra di dubbio lo scrittore contemporaneo giapponese più famoso del mondo.

Il suo stile è decisamente unico, non classificabile, in bilico tra la letteratura giapponese e quella mondiale, con elementi di realismo magico che ha fatto di lui uno scrittore acclamato da pubblico e critica, tradotto in più di cinquanta Paesi.

Si avvicina alla scrittura relativamente tardi: prima, infatti, gestiva assieme alla moglie (sua prima lettrice) un piccolo locale dove si ascoltava musica jazz tutto il giorno (sua grande passione assieme alla corsa, tanto che scriverà due libri su questi temi).

羊をめぐる冒険 Hitsuji o meguru bōken (1982), è il terzo romanzo di Murakami, ma è il primo tradotto in italiano. I primi due, “Ascolta la canzone del vento” e “Il flipper del ’73” verranno pubblicati solo nel 2016 da Einaudi.

Esce nel 1992 per la Longanesi & C. di Milano con il titolo Sotto il segno della pecora, con la traduzione da un’edizione inglese del 1989 a cura di Anna Rusconi.

Sotto il segno della pecora, il primo libro di Haruki Murakami in italiano. Longanesi, 1992.

Sotto il segno della pecora, il primo libro di Haruki Murakami in italiano. Longanesi, 1992.

La trama vede un trentenne che lavora come pubblicitario, appena lasciato dalla moglie perché lo trova “noioso”, trascinato via dalla sua tranquilla e monotona esistenza e gettato in una serie di eventi e compiti affidati da un potente uomo politico chiamato “Il Boss” (nelle edizioni Einaudi verrà chiamato “Il Maestro”) con lo scopo di trovare una pecora che lo ossessiona.
Il compito viene affidato a lui perché è stato lui a postare su una newsletter un’insignificante foto di un gregge di pecore tra le quali anche quella che interessa al Boss: una pecora bianca con una macchia a forma di stella sulla groppa
La foto gli era stata precedentemente spedita da un amico, “Il Ratto” (nelle edizioni Einaudi: “Il Sorcio”) e l’unico elemento per completare la ricerca sembra essere il panorama alle spalle del gregge che si rivelerà essere una località sull’isola di Hokkaidō.

Pagina interna con indicato il mese e l'anno di stampa. Sotto il segno della pecora, Longanesi, 1992.

Pagina interna con indicato il mese e l’anno di stampa. Sotto il segno della pecora, Longanesi, 1992.

Non sappiamo quanto abbia venduto il libro in Italia. Di certo è che dovremmo aspettare ancora diversi anni prima di apprezzare altre opere di Murakami nel nostro Paese e prima che venga riconosciuto come autore di culto.

È Feltrinelli, nel 1993, a pubblicare il suo romanzo più famoso, ノルウェイの森 Noruwei no mori (Norwegian Wood), con la misteriosa traduzione del titolo in Tokyo Blues.
Nel 2002 sarà la Baldini e Castoldi a fare uscire una sua raccolta di racconti La fine del mondo e il paese delle meraviglie,
È però negli anni successivi che i libri di Murakami approdano definitivamente nel catalogo Einaudi e gli italiani conosceranno le sue opere più iconiche come After Dark, 1Q84 e gli ultimissimi due volumi di L’assassino del commendatore più le ristampe dei lavori precedenti.

Per concludere, a proposito del primo libro italiano di Murakami, nel 2010, la Giulio Einaudi Editore, affiderà una nuova traduzione del testo (questa volta dal giapponese!) alla traduttrice storica di Murakami in Italia Antonietta Pastore e cambierà il titolo da Sotto il segno della pecoraNel segno della pecora.

A confronto la prima edizione Longanesi e l'edizione Einaudi del 2010. Da notare anche il cambio del titolo.

A confronto la prima edizione Longanesi e l’edizione Einaudi del 2010. Da notare anche il cambio del titolo.

L’edizione Longanesi sta iniziando a essere piuttosto ricercata e il prezzo sta pian piano salendo a sfiorare gli 80-100 euro, se in buone condizioni.

 

 


L’incipit:

«Era un breve annuncio sul giornale del mattino, un paragrafo soltanto. Un amico nel telefono e me lo lesse. Niente di speciale. Una cosa così avrebbe potuto scriverla un giornalista alle prime armi, appena uscito dall’università, giusto per esercitarsi un po’.»
(Haruki Murakami)

Anno di pubblicazione: settembre 1992
Titolo originale: Hitsuji o meguru bōken
Casa editrice: Longanesi & C.
Prezzo originale: 29.500 Lire
Pagine: 80


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I giovani di J.D. Salinger: ennesimo libro ritirato dal mercato

Succede tutto intorno alla fine di dicembre dello scorso anno, con un bell’avviso apparso a tutta pagina sui quotidiani Corriere della Sera e Repubblica e sui siti web ibs.it, Amazon.it e ilsaggiatore.com.

L’avviso riporta la sentenza (di un processo durato tre anni) da parte del Tribunale di Milano che, oltre a multare per una considerevole somma di denaro (più di 35mila euro) la casa editrice Il Saggiatore, vieta la diffusione e la vendita di un loro libro pubblicato qualche anno prima, nel marzo 2015, da titolo I giovani. Tre racconti con la traduzione di Delfina Vezzoli (traduttrice italiana di Kurt Vonnegut, Don DeLillo scomparsa nel 2017).

La copertina del libro di J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti." Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

La copertina del libro di J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.” Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

La causa è stata vinta da Colleen O’Neill, terza moglie e vedova di J.D. Salinger, e dal loro figlio, Matthew Robert Salinger, contro il Gruppo Editoriale Il Saggiatore, riuscendo così a inibire e vietare alla casa editrice italiana qualsiasi utilizzazione del volume, sia cartaceo sia in e-book.

Ma come è successo che la casa editrice professionale come Il Saggiatore sia finita in questo pasticcio?

Rivediamo i passaggi principali della storia:

nel 2014, la casa editrice americana Devault-Graves Agency scoprì che tre racconti di Salinger, già pubblicati singolarmente tra il 1940 e il 1944, I giovani (The Young Folks, 1940), Va’ da Eddie (Go See Eddie, 1940) e Una volta alla settimana (Once a Week Won’t Kill You, 1944) erano tornate di dominio pubblico dopo che il copyright non era stato rinnovato e decise quindi di ripubblicarle in una piccola nuova raccolta intitolata Three Early Stories, realizzando così quello che si potrebbe definire il primo libro di Salinger pubblicato legalmente da più di 50 anni.

Indicazione della traduttrice Delfina Vezzoli nel libro di J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti." Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

Indicazione della traduttrice Delfina Vezzoli nel libro di J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.” Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

L’errore commesso però dalla Devault-Graves fu di credere che se un’opera americana era di pubblico dominio negli Stati Uniti, allora lo era automaticamente anche in tutti gli Stati in cui si applica la regola della durata più breve: tale automatismo, infatti, non è scontato.

Se per quanto riguarda il mercato americano gli eredi di Salinger non potevano opporsi alla pubblicazione, quello che fecero fu denunciare la casa editrice americana di rivendere i diritti all’estero perché convinti di poterlo fare.

Questo ha fatto sì che gli eredi di Salinger abbiano contestato alla casa editrice Il Saggiatore la pubblicazione in italiano e il 21 dicembre 2017 il Tribunale di Milano ha dato loro ragione.

Tutta questa storia conferma l’ostinata volontà di Salinger e dei suoi eredi di proteggere la sua opera anche dopo la sua morte. Si vocifera ormai da molti anni di inediti (d’altra parte, a detta di quei pochi che lo hanno frequentato negli anni di volontario isolamento dal mondo, Salinger ha continuato a scrivere per altri moltissimi anni) che prima o poi dovrebbero vedere la luce (nella peggiore delle ipotesi nel 2080 cioè 70 anni dopo la morte dello scrittore).
In Italia già qualche anno fa un altro libro di Salinger, Hapworth 16, 1924 finì ritirato e al macero (per poi riapparire nel mercato del libro usato) perché nemmeno quella volta furono  rispettati i diritti di autore. Potete leggere la storia qui.

Il libro, che quando è uscito è passato anche un po’ inosservato (pure dal sottoscritto che per recuperarne una copia ha dovuto cercarla nei mercatini per un bel po’), oggi è ovviamente ricercato sia dai fan di Salinger che da numerosi collezionisti.
Per una copia ben conservata il prezzo su eBay è di circa 100 euro.

Pagina del copyright. J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti.".

Pagina del copyright. J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.”.

Che cosa c’è in questi racconti?
Nel primo, intitolato The young folks e pubblicato sulla rivista letteraria Story nel 1940 da un J.D. Salinger ventunenne, i protagonisti sono due ragazzi dell’alta società newyorkese. In Go see Eddie, uscito nello stesso anno e sulla rivista universitaria The University of Kansas City Review, il personaggio maschile, sgradevole, cerca di spingere una giovane donna ad andare a trovare un uomo di nome Eddie. Infine, Once a week won’t kill you uscì anch’esso su Story, ma nel 1944, quando ormai Salinger stava per finire la sua carriera militare; parla di un ragazzo che annuncia alla propria zia di essere in procinto di partire per la guerra.

Pagina con le indicazioni di future ristampe mai avvenute. J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti.".

Pagina con le indicazioni di future ristampe mai avvenute. J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.”.

Nella stessa immagine i due libri di Salinger che hanno infranto di diritti d'autore e quindi ritirati e condannati al macero.

Nella stessa immagine i due libri di Salinger che hanno infranto di diritti d’autore e quindi ritirati e condannati al macero.

 

 


L’incipit:

«Verso le undici, Lucillle Henderson, appurato che la sua festa stava veleggiando all’altezza giusta, e graziata da un sorriso di Jack Delroy, si costrinse a guardare in direzione di Edna Phillips, che dalle otto era seduta sulla grossa poltrona rossa a fumare una sigaretta dopo l’altra e a gorgheggiare saluti, con uno sguardo radioso che i ragazzi non si degnavano di cogliere.»
(J.D. Salinger)

Anno di pubblicazione: marzo 2015
Titolo originale: Three Early Stories
Casa editrice: Il Saggiatore
Prezzo originale: 12 euro
Pagine: 80


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C’è una tavola originale di Stefano Turconi all’asta!

Gentili lettori di questo blog,

su eBay, da qualche minuto, abbiamo messo all’asta una tavola originale di due tra gli autori più in conosciuti e apprezzati nel mondo del fumetto: Stefano Turconi e Teresa Radice.

Un’amicizia speciale ci lega a Stefano e Teresa.
Un amore speciale ci unisce anche alla Ruel Foundation Childrens Charity, istituto destinatario del ricavato dell’asta che si prende cura di bambini malati, orfani e abbandonati, nelle Filippine.

Una ricorrenza altrettanto speciale ci ha fatto unire questi legami, così lontani e diversi nelle circostanze in cui li abbiamo creati, ma così vicini nelle loro fondamenta: l’amore nelle sue forme più estese, l’apertura, l’amicizia, l’accoglienza, l’aiuto.
Il 5 giugno (domani, appunto) è il compleanno della nostra bimba, per la quale tanto dobbiamo alla Ruel Foundation.

Per questo, Stefano e Teresa ci hanno affidato una delle loro tavole originali, perché possiamo fare qualcosa per l’istituto. E dato che l’istituto fa tanto ma per fare tanto ha bisogno di tanto, abbiamo pensato di mettere all’asta la tavola e mandare il ricavato laggiù, nelle Filippine, perché possa servire a coprire spese mediche o di istruzione. O magari anche solo per comprare un gelato per tutti i bambini attualmente ospiti e donare loro un momento di felicità.

Un regalo per l’istituto, un regalo a tutti i bambini che speriamo avranno presto una famiglia in grado di dare loro tutto quello che un’asta benefica può dare in parte infinitesimale.
La tavola è tratta dalla graphic novel “Tosca dei boschi” pubblicata nel 2018 da Bao Publishing.

Questo il link per fare un’offerta:

https://www.ebay.it/itm/293111501802
A sinistra, la tavola originale di Stefano Turconi messa all'asta. A destra,la pagina riprodotta nel volume "Tosca dei boschi". Bao Publishing, 2018.

A sinistra, la tavola originale di Stefano Turconi messa all’asta. A destra,la pagina riprodotta nel volume “Tosca dei boschi”. Bao Publishing, 2018.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all'asta.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all’asta.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all'asta.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all’asta.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all'asta.

Particolare della tavola originale di Stefano Turconi messa all’asta.

Grazie per l’attenzione e per la vostra generosità,
Massimo e Viviana

 


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Dalla Corea con passione (per i libri)

Tra i Paesi amanti del libro che non ti aspetti, ce n’è uno che negli ultimi anni ha assunto un posto di prestigio. E questo Paese, forse inaspettatamente, è la Corea del Sud.

Questa crescente tendenza si è notata di anno in anno ed è stata confermata anche alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna dello scorso marzo.

Una delle case editrici più interessanti al momento è sicuramente la Somebooks, con sede a Seoul, fondata nel 2009 con l’intenzione di pubblicare libri d’illustrazione di alta qualità sia artistica che grafica.
La maggior parte delle loro pubblicazioni sono numerate e firmate dagli autori/artisti in un numero limitato di copie, non più ristampate.

In un post precedente (lo trovate qui) vi parlavo di due libretti acquistati proprio nello stand coreano dove venivano presentati alcuni di questi volumi in edizione limitata, ma a prezzi ragionevoli. In verità i libretti erano tre, ma uno – forse il più originale – è andato subito esaurito e anche online non è più disponibile. Sigh.

Il primo volume che ho portato a casa si intitola Far away di An Soojin. È un libretto in carta leggera stampato nel 2011 con le dimensioni di 23×15,3 cm. Riporta il numero di catalogo “007” e racconta di un uccellino che cerca far away quello che vuole vedere.
Di per sé la trama è ridotta all’essenziale, al fine di trasmettere attraverso le illustrazioni tutta la carica poetica che l’autore vuole esprimere diventando così una sorta di poesia illustrata.

Far away di An Soojin. ©somebooks 2011.

Far away di An Soojin. ©somebooks 2011.

Pagine interne con le bellissime illustrazioni di An Soojin. ©somebooks 2011.

Pagine interne con le bellissime illustrazioni di An Soojin. ©somebooks 2011.

Pagine interne con le bellissime illustrazioni di An Soojin. ©somebooks 2011.

Pagine interne con le bellissime illustrazioni di An Soojin. ©somebooks 2011.

Dettaglio dell'uccellino protagonista della storia Far away di An Soojin. ©somebooks 2011.

Dettaglio dell’uccellino protagonista della storia Far away di An Soojin. ©somebooks 2011.

Far away di An Soojin. ©somebooks 2011. Esemplare n. 62.

Far away di An Soojin. ©somebooks 2011. Esemplare n. 62.

Il secondo volume, invece, davvero curioso e ben curato, è un annuario un po’ particolare: si intitola, semplicemente, The Animal School Yearbook e l’autore è Kim Yu.
Misura 18,3×24,4 cm ed è stato stampato nel 2012 (numero di catalogo “009”) con una copertina rigida rivestita in tela. La particolarità del volume sta nelle fotografie all’interno: invece dei ritratti agli alunni di una scuola superiore qualsiasi, come se ne trovano tante in giro per l’Asia, ci sono quelli di animali come elefanti, rane, gufi, cervi o coccodrilli che vestono uniformi scolastiche e hanno tutti lo stesso nome. L’assurdità del volume e la cura per realizzarlo mi hanno fatto innamorare di questo libro.

I libri vengono venduti avvolti in una sottile carta veline per impreziosire i volumi.

I libri vengono venduti avvolti in una sottile carta veline per impreziosire i volumi.

Dettaglio della copertina del libro The Animal School Yearbook con stemma stampato a pressione e vernice bianca.

Dettaglio della copertina del libro The Animal School Yearbook con stemma stampato a pressione e vernice bianca.

Copertina delle pagine del libro The Animal School Yearbook. ©somebooks 2012.

Copertina delle pagine del libro The Animal School Yearbook. ©somebooks 2012.

La classe delle tigri. Pagine interne del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe delle tigri.
Pagine interne del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe dei gufi e quella degli elefanti nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe dei gufi e quella degli elefanti nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe degli elefanti nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe degli elefanti nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe dei cervi. Pagine interne del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe dei cervi.
Pagine interne del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe delle rane nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

La classe delle rane nel libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

Pagina dei crediti, esemplare n. 219, del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

Pagina dei crediti, esemplare n. 219, del libro The Animal School Yearbook di Kim Yu. ©somebooks 2012.

Penso che in ogni biblioteca che si rispetti, oltre alle prime edizioni di volumi best-seller, sia giusto conservare anche volumi meno famosi ma ugualmente preziosi che hanno lo scopo di ricordarci l’amore degli esseri umani per questo fantastico, unico e perfetto oggetto: il libro.

Se interessati potete trovare i libri in vendita all’indirizzo internet della casa editrice: http://en.somebooks.kr.

 

 


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J.K. Rowling ha autografato anche la versione italiana di un suo libro

Succede di rado, ma succede.
Succede che una scrittrice come J.K. Rowling autografi ufficialmente anche libri non in inglese.

Prime edizioni inglesi e italiane dei libri di Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling).

Prime edizioni inglesi e italiane dei libri di Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling).

Anzi, al momento non se ne avevano proprio notizie. Qualche settimana fa, però, la casa editrice Salani, detentrice dei diritti della scrittrice inglese in Italia, insieme alla scrittrice più ricca al mondo, ha voluto fare un regalo ai fan del nostro Paese.

In un concorso tramite Instagram che consisteva nel postare delle immagini che evocassero atmosfere di mistero presenti nel nuovo libro della Rowling (pubblicato con l’ormai famoso pseudonimo di Robert Galbraith), sono state messe in palio 9 copie autografate di Bianco letale, con tanto di adesivo olografico che certifica l’originalità della provenienza.

L'autografo di Robert Galbraith (pseudonimo della scrittrice inglese J.K. Rowling) sull'edizione italiana di Bianco Letale.

L’autografo di Robert Galbraith (pseudonimo della scrittrice inglese J.K. Rowling) sull’edizione italiana di Bianco Letale.

Bollino olografico di autenticità applicato in presenza di un autografo originale di J.K. Rowling.

Bollino olografico di autenticità applicato in presenza di un autografo originale di J.K. Rowling.

L’autografo non è stato apposto sulla pagina del libro, ma su un adesivo apposito poi incollato nel libro.

Questa modalità non è nuova. Capita infatti che sia molto più comodo per tutti (casa editrice e autore) far viaggiare una busta con qualche adesivo che copie di libri evidentemente più ingombranti e pesanti.

Ciò ne diminuisce il valore?

I collezionisti puri preferiscono le firme apposte direttamente sulle prime pagine del libro, ma tenendo presente l’eccezionalità di queste copie, probabilmente non sarà questo il caso.

È giusto presumere che, oltre alle 9 copie regalate, qualcuno alla Salani abbia voluto conservarsene qualcuna. Il numero esatto dunque non possiamo saperlo.
I lettori in possesso di una copia autografata non sembrano avere intenzione di venderla. Infatti, a oggi, non è apparsa su nessuna sito di vendite online.

 

 


L’incipit:

«Se i cigni avessero nuotato fianco a fianco sul lago verde scuro, quella sarebbe stata la foto perfetta, il coronamento della sua carriera di fotografo di matrimoni.
Era poco propenso a far spostare la coppia, comunque, perché la morbida luce filtrata dalle chiome degli alberi donava un’aria da angelo preraffaellita alla sposa dai lunghi riccioli biondo rame e sottolineava gli zigomi scolpiti del marito. Non avrebbe saputo dire da quanto tempo non gli capitava di fotografare una coppia così bella. Non c’era nessun bisogno di ricorrere ai trucchi del mestiere con i novelli coniugi Cunliffe, nessun bisogno di scegliere per la signora un’angolazione che nascondesse i rotoli di ciccia sulla schiena (lei era, semmai, appena troppo esile, ma la resa fotografica non ne avrebbe risentito), nessun bisogno di suggerire allo sposo di ‘farne anche una con la bocca chiusa’, dal momento che i denti del signor Cunliffe erano perfettamente dritti e bianchi. L’unica cosa da nascondere, e che si poteva ritoccare una volta scelte le foto definitive, era la brutta cicatrice viola-bluastra, con i segni dei punti di sutura ancora visibili, che solcava l’avambraccio della sposa.»
(Robert Galbraith)

Anno di pubblicazione: 4 febbraio 2019
Casa editrice: Salani Editore
Prezzo originale: 24 euro
Pagine: 784


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