Di quando Topolino tradì Minni, si sposò con un’altra e alla Disney si scatenò un putiferio

Era l’11 febbraio 1990 e nelle edicole italiane usciva regolarmente il settimanale Topolino n. 1785.

La copertina del numero 1785 di Topolino che contiene la storia, mai più ripubblicata, di Cavazzano e Marconi: Topolino in "Ho sposato una strega". ©WaltDisney 1990.

La copertina del numero 1785 di Topolino che contiene la storia, mai più ripubblicata, di Cavazzano e Marconi: Topolino in “Ho sposato una strega”. ©WaltDisney 1990.

Mancando un giorno a San Valentino, la copertina era ovviamente romantica, con Paperino e Paperina seduti teneramente sopra uno spicchio di luna e castamente abbracciati sotto una scritta “W S. Valentino”, immersi in un tributo di cuori e stelle.

Un numero come tanti, stampato in milioni di copie, ma passato alla Storia (non immediatamente a dire il vero) per quello che fu, a posteriori, un caso editoriale senza precedenti in casa Disney con una storia che non sarebbe mai più stata ristampata, bloccandola dentro i confini nazionali.

La storia incriminata si intitola Topolino in “Ho sposato una strega” ed è stata scritta da Massimo Marconi e disegnata dal Maestro Giorgio Cavazzano. E quella che sembra, a tutti gli effetti, essere una tenera storia d’amore, poche settimane dopo farà molto discutere, creando un polemica che partirà dall’Italia e arriverà fino ai quartieri generali della Disney americana.

Prima pagina della storia: Topolino in "Ho sposato una strega". ©WaltDisney 1990.

Prima pagina della storia: Topolino in “Ho sposato una strega”. ©WaltDisney 1990.

La storia presentata ai lettori è una parodia del celebre film di René Clair interpretato da Fredric March e Veronica Lake (1944) e, brevemente, la trama è questa:

Topolino, dopo una furiosa litigata con Minni (che sparirà velocemente dalla storia partendo per una crociera), decide, a sua volta, di partire in Camper per una vacanza da solo con Pluto. Una sera, in autostrada, dà un passaggio a una bella ragazza di nome Samantha. 
Attaccata verbalmente da un benzinaio che la apostrofa come “strega”, viene difesa da Topolino che poi la accompagna a casa di suo padre, il quale gli spiega che la famiglia non gode di una buona reputazione da quelle parti.
Invitato a restare, Topolino e Samantha, giorno dopo giorno, si innamorano e, un mese dopo, Topolino decide di chiedere la mano di Samantha a suo padre. Quest’ultimo, rimasto molto sorpreso, costringe la figlia a confessare il suo segreto: lei è davvero una strega dotata di poteri magici e lui un mago.
Nonostante lo shock, Topolino vuole comunque sposarla.
Il padre di lei li mette in guardia su come il loro matrimonio potrà essere visto male da molte persone anche a Topolinia, ma alla fine dà il suo benestare, dopo che Samantha promette di rinunciare alla magia.
Trasferitosi nella casa di Topolino dopo il matrimonio, Samantha cerca di non utilizzare la magia, ma di tanto intanto cede e i sospetti su di lei crescono, creando sospetto e avversione a Topolinia. La ragazza, triste, confessa a suo padre che non è riuscita a nascondere i suoi poteri, che non può rinnegare la sua natura e gli chiede aiuto.
A questo punto, il padre di Samantha rivela alla coppia che i due non sono mai stati sposati e che tutto quello che hanno vissuto è frutto di un incantesimo creato da lui per metterli in guardia. Topolino si trova così costretto ad accettare la realtà dei fatti e decide a malincuore di dire addio a Samantha e a suo padre, tornando a casa con una foto ricordo creata dalla bella strega.

L’intento di Massimo Marconi era quello di creare uno piccolo scandalo ma, a sorpresa, nessun giornale all’uscita della storia scrive niente a riguardo. Dovrà sollecitare un po’ i giornali e aspettare che il giornale satirico Cuore se ne esca con quel famoso titolo “Topolino tromba!” affinché la notizia sollevi il polverone desiderato.

L'articolo di Cuore, uscito nel 1990, che faceva riferimento allo scandalo creato dalla storia da poco uscita su Topolino n.1785.

L’articolo di Cuore, uscito nel 1990, che faceva riferimento allo scandalo creato dalla storia da poco uscita su Topolino n.1785.

Rincara la dose di nuovo Marconi durante un’intervista a Repubblica: “Volevo almeno una scena con Topolino e Samantha a letto dopo il matrimonio. Nulla di erotico. Solo loro due che parlano la sera, in intimità. Ma il disegnatore non se l’è sentita. Sono rimasti in poltrona, vedi pagina 22.”.
In un mondo in cui i personaggi Disney “non hanno un passato, non hanno un futuro, non si sposano, non litigano, non divorziano, non muoiono” (cit.) la storia di Marconi-Cavazzano fa infuriare i dirigenti americani.

Pagina interna della storia: Topolino in "Ho sposato una strega" dove Topolino chiede la mano di Samatha. ©WaltDisney 1990.

Pagina interna della storia: Topolino in “Ho sposato una strega” dove Topolino chiede la mano di Samatha. ©WaltDisney 1990.

Il solo sospetto che Topolino abbia fatto sesso con Samantha, una “fiamma” occasionale conosciuta per caso, fa sì che  Michael Eisner, l’allora CEO Disney, chieda a Umberto Virri, direttore generale della Disney italiana, le dimissioni dello storico direttore di “Topolino”, Gaudenzio Capelli (che verranno sì presentate ma poi respinte).

La storia, come dicevo, pur essendo entrata nel cuore di milioni di lettori italiani, non verrà mai più ristampata. Narra la leggenda che le tavole originali siano state date alle fiamme e una silenziosa censura aleggia ancora intorno a questa storia.

Una delle vignette incriminate: Topolino e Samantha in camera da letto. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette incriminate: Topolino e Samantha in camera da letto. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette più commuoventi della storia: l'addio tra Topolino e Samantha. ©WaltDisney 1990.

Una delle vignette più commuoventi della storia: l’addio tra Topolino e Samantha. ©WaltDisney 1990.

Il fumetto, pur essendone state vendute milioni di copie, è ricercato, ma fortunatamente non risulta introvabile. Il prezzo si aggira sulle decine di euro (se in condizioni eccelse) e probabilmente fra qualche anno il suo valore crescerà ancora un po’.

I crediti della storia: Testo di Massimo Marconi e disegni di Giorgio Cavazzano. ©WaltDisney 1990.

I crediti della storia: Testo di Massimo Marconi e disegni di Giorgio Cavazzano. ©WaltDisney 1990.

Per chi volesse leggere il fumetto ma non lo trovasse in vendita, le tavole sono consultabili online su Issuu:

Ultima curiosità:
nella sua unica apparizione, la storia non è stata nemmeno stampata correttamente: infatti le pagine 21 e 22 sono state invertite in stampa. Insomma, una storia unica fino alla fine.

 

 


L’incipit:

«Una mattina, a Topolinia…»
(Massimo Marconi)

Anno di pubblicazione: 11 febbraio 1990
Casa editrice: Walt Disney
Prezzo originale: 2.000 Lire
Pagine: 194


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Poema a fumetti di Dino Buzzati, lo strano caso della seconda edizione

A volte, una casa editrice può cambiare le sue consuetudini e le regole non scritte dell’editoria.

Una di queste regole vuole che, abitualmente, le prime edizioni dei libri escano in una versione con copertina rigida e sovraccoperta – insomma, più elegante – per poi passare, con il corso delle ristampe, a un formato più economico in brossura con copertina morbida.

Succede di rado, ma è successo, che questa regola venga invertita. Ed è quello che è successo con un libro molto famoso che si intitola Poema a fumetti del sempre compianto Dino Buzzati.

La prima edizione (a sx) e la seconda edizione (a dx) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

La prima edizione (a sx) e la seconda edizione (a dx) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Vediamo di che libro si tratta.

Poema a fumetti, oggi, si può ormai considerare una delle prime graphic novel mai realizzate in Italia, ma quando uscì nel 1969 fu una delle opere più sperimentali di questo scrittore e artista poliedrico, nato nel bellunese nel 1906 e scomparso a Milano nel 1972.  Talmente poliedrico che, oltre a essere considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento, fu anche giornalista, drammaturgo, scenografo, pittore e poeta.

L’idea del fumetto ispirato al mito di Orfeo ed Euridice nacque nella mente di Buzzati già nel 1965 con il titolo La dolce morte, ma, troppo in anticipo di anni sui gusti dei suoi contemporanei, non riesce a convincere la casa editrice della bontà della pubblicazione. Deluso e amareggiato, affida il manoscritto alla moglie con il desiderio che non venga pubblicato per almeno vent’anni.

Ma la giovane moglie, Almerina Antoniazzi, sposata quasi in segreto nel 1966 a causa della notevole differenza di età (lei aveva 25 anni e Buzzati 60), crede fermamente nella qualità del lavoro del marito e insiste presso la Mondadori affinché il libro venga stampato. Ce la farà, ma l’editore insiste per un titolo meno lugubre e così si passerà da La dolce morte al più didascalico Poema a fumetti.

Dorso della prima edizione (sopra) e quello della seconda edizione (sotto) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Dorso della prima edizione (sopra) e quello della seconda edizione (sotto) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Alla pubblicazione del volume, la critica si dividerà su questo lavoro così originale, a metà strada tra letteratura e pittura, che all’inizio – con le sue 208 tavole a colori che richiamano lavori di artisti visivi tra i più famosi e una storia antica raccontata in chiave pop – non sarà capito dai più perché di difficile catalogazione. È un fumetto? no, non ci sono i balloon e manca la sequenza temporale classica del fumetto. È un romanzo? e allora perché tutte queste illustrazioni? A chi è diretto? il contenuto è troppo libertino per i giovani e troppo “leggero” per gli adulti.

Buzzati stesso, in una intervista al Corriere della Sera dell’8 febbraio 1970, disse a proposito:

Sapevo in partenza che Poema a fumetti, libro fatto più di disegni che di parole, rischiava di avere, anche da parte dei critici, strane accoglienze. […] Parecchi mi hanno rimproverato l’eccessiva frequenza, nelle pagine, di ragazze nude disegnate con accento libertino. Io l’ho fatto per tre motivi: primo, la nudità mi sembra il costume più adatto nel mondo dei più; secondo, disegnare dei nudi è più gradevole e stimolante che disegnare delle persone vestite (almeno per me); terzo – e qui direte che mi do la zappa sui piedi, ma perché essere ipocrita? – pensavo che l’ingrediente fosse producente agli occhi del pubblico.

Il libro, 50 anni dopo, ristampa dopo ristampa, troverà finalmente la sua collocazione nelle libreria e nelle biblioteche in un nuovo genere che, inconsapevolmente, lui stesso ha creato: quello delle graphic novel.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Poema a fumetti, nella sua prima tiratura, esce nel settembre del 1969 con una copertina morbida. Diventa subito un successo e vende numerose copie, tanto da richiedere una seconda ristampa due mesi dopo, a novembre.

Quello che la casa editrice decide di fare però è bizzarro, come dicevamo all’inizio dell’articolo: decide di ristamparlo con una copertina rigida e una sovraccoperta simile a quella della prima edizione (fatta eccezione per una cornice puntinata attorno all’illustrazione) e con un “errore” non da poco: nella pagina che riporta le informazioni del volume si legge “I edizione settembre 1969“, senza dubbio un ottimo modo per confondere tutti.

Negli anni, ciò comporterà una costante confusione ogni volta che si troverà un annuncio del libro in vendita, perché molti di questi annunci riporteranno come prima edizione la seconda.

Ora, sapete anche voi che non esiste una prima edizione con la copertina rigida. Inoltre, basterà leggere la data in fondo al testo nella seconda aletta presente nella sovraccoperta: “novembre 1969” per esserne certi.

Aletta interna della sovraccoperta con uno scritto di Carlo della Corte datato novembre 1969. È l'unico riferimento a una data che ne indica la ristampa.

Aletta interna della sovraccoperta con uno scritto di Carlo della Corte datato novembre 1969. È l’unico riferimento a una data che ne indica la ristampa.

In conclusione, questa seconda edizione, in tiratura minore rispetto alla prima, sparisce negli anni dai mercatini e dalle librerie. Tanto che anche online se ne trovano solo pochi esemplari.

E qui, scatta un cortocircuito interessante per i collezionisti: abbiamo una prima edizione, in copertina morbida, “comune ma ricercata” (cit. da Gambetti Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento Italiano) e una seconda edizione, più elegante con copertina rilegata, di più difficile reperibilità. Quale delle due ha più valore?

A oggi, è una domanda difficile a cui rispondere. Il paradosso per me è stato recuperare una copia della prima edizione a 10 euro (mediamente il prezzo si aggira sui 60-80 euro) e una seconda edizione a 60 euro (valore attuale di mercato dai 40 ai 120).

Probabilmente, a questo punto, 50 anni sono ancora troppo pochi per decretare quale dei due volumi, nel tempo, acquisterà più valore. Quindi, diamoci appuntamento fra… 25 anni per riparlarne.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Pagina interna di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati a confronto. Mondadori, 1969.

Retro copertina della prima edizione (a sx) e della seconda edizione (a dx) di "Poema a fumetti" di Dino Buzzati. Mondadori, 1969.

Retro copertina della prima edizione (a sx) e della seconda edizione (a dx) di “Poema a fumetti” di Dino Buzzati. Mondadori, 1969.

 

 


L’incipit:

«In Via Saterna nella città vecchia. Esiste una villa con grande giardino da moltissimi anni apparentemente abbandonata. Dalla strada però non si vede il muro di cinta e il culmine della casetta del custode.»
(Dino Buzzati)

Anno di pubblicazione: settembre 1969 I edizione
Anno di pubblicazione: novembre 1969 II edizione
Casa editrice: Arnoldo Mondadori Editore
Prezzo originale: 12.000 Lire
Pagine: 222


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Lo Hobbit illustrato è già una rarità

Lo Hobbit o la riconquista del tesoro (sottotitolo originale: There and back again) o, più semplicemente, Lo Hobbit, è uno dei romanzi di genere fantasy più conosciuti al mondo, a opera del geniale John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973).

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pubblicato per la prima volta in lingua inglese il 21 settembre 1937, nacque nelle intenzioni del suo autore come una fiaba per bambini. Ed è un bambino di 10 anni, Rayner Unwin, figlio dell’editore Stanley Unwein, a consigliarne proprio al padre la pubblicazione. La recensione del bambino, poi pagata con uno scellino, fu questa:

«Bilbo Baggins era un Hobbit che viveva in una caverna Hobbit e non aveva mai avventure. Un giorno lo stregone Gandalf lo persuade a partire. Ha delle eccitanti avventure con orchi e mannari. Alla fine arrivano alla Montagna Solitaria; Smaug, il drago che vi abita è ucciso e dopo una terrificante battaglia ritorna a casa – ricco!!
Questo libro con l’aiuto di mappe non richiede nessuna illustrazione è buono e può interessare bambini dai 5 ai 9 anni»

Tutto sommato, niente male.

Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

La prima edizione ebbe una tiratura di sole 1.500 copie e avvenne appunto nel settembre del 1937 andando esaurita in due mesi, ma la contingenza pre-bellica causò anche una scarsità di carta che rallentò inevitabilmente la crescita di vendite.

Negli anni a seguire uscirono altre versioni de Lo Hobbit (1951, 1966 e 1978) con correzioni di nomi e dettagli tra cui il più importante: la storia del recupero dell’anello da parte di Bilbo Baggins che non avviene come un furto ai danni di Gollum ma come vittoria a una gara di indovinelli.
La bravura di Tolkien è stata anche sapere gestire questi due episodi differenti ne Il Signore degli anelli dove il mago Gandalf citerà questi fatti come due diversi racconti fatti da Bilbo in momenti differenti.

Veniamo ora a una delle ultime edizioni italiane dal titolo Lo Hobbit Un viaggio inaspettato, uscita recentemente ma che è già diventata oggetto di desiderio da parte di diversi collezionisti.

Si tratta di una edizione Bompiani dell’ottobre 2013. La casa editrice milanese al momento detiene i diritti di tutte le opere di J.R.R. Tolkien e ha la rara capacità e bravura di rinnovare il proprio catalogo con nuove e accattivanti edizioni.

Pagina dei crediti de Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina dei crediti de Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Il libro ha una copertina di tela raffigurante Bilbo Baggins intento a riposare sotto un albero e delle decorazioni di foglie e animali color oro. Tutte le illustrazioni interne sono state affidate a Jemima Catlin:  inglese, classe 1986, è stata scelta direttamente da Christopher Tolkien, il figlio di J.R.R. Tolkien, per arricchire questa versione de Lo Hobbit con le sue 150 illustrazioni.

I disegni sono fortemente diversi da quelli che siamo stati abituati a vedere negli ultimi anni, anche a seguito delle trasposizioni cinematografiche de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson.
Nelle dichiarazioni della casa editrice inglese Harper Collins, si è voluta infatti riproporre al pubblico Lo Hobbit nella sua intenzione originale, ovvero quella appartenente alla letteratura per bambini e ragazzi. Riportando il libro alla sua “innocenza originaria”, a detta del curatore David Brawn. Quindi  ad atmosfere decisamente meno cupe e meno spaventose. Intento decisamente riuscito, visto che le  le illustrazioni della Catlin sono quanto di più lontano si potesse pensare rispetto all’immaginario creato al cinema.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Pagina interna de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Per concludere, è comunque interessante notare come la versione inglese del 12 settembre 2013, praticamente identica a quella italiana, non sia altrettanto ricercata e costosa. La ragione risiede forse nel fatto che da qualche anno la versione italiana (a quanto mi risulta stampata solo per tre volte) non sia sul mercato.

Il valore? Mediamente le copie in vendita vanno dai 150 ai 220 euro, ma ovviamente questi sono i prezzi che si trovano su eBay e sono da prendere con le pinze perché rappresentano il prezzo voluto dal venditore e non il reale prezzo di mercato (che comunque è ormai superiore ai 100 euro).

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Retro copertina de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

Retro copertina de Lo Hobbit di J.R.R Tolkien illustrato da Jemima Catlin, 1a edizione, Bompiani ottobre 2013.

 

 


L’incipit:

«Questa è una storia di tanto tempo fa. A quel tempo gli idiomi e le lettere dell’alfabeto erano molto diversi da quelli dei nostri giorni. Per rappresentare quegli idiomi si è usata la nostra lingua.
Le rune erano lettere antiche originariamente ottenute intagliando o graffiando legno, pietre o metalli, ed erano pertanto sottili e angolose. Al tempo di questa storia soltanto i nani ne facevano uso regolare, specialmente per documenti privati o segreti.»
(J.R.R. Tolkien)

Anno di pubblicazione: ottobre 2013
Titolo originale: The Hobbit: There and back again
Casa editrice: Bompiani
Prezzo originale: 25 euro
Pagine: 80


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Piccola Enciclopedia del Fallimento

Spesso nella botte piccola c’è il vino buono, o almeno così suggerisce un proverbio popolare.

È certamente vero che molto spesso in molti libretti, di piccole case editrici, c’è molto di buono.

È il caso di questo piccolo caso editoriale dal titolo Piccola Enciclopedia del Fallimento illustrato da Davide Bart Salvemini, curato da Carlotta Colarieti e pubblicato da Hoppípolla Edizioni.

Dal sito: Hoppípolla è una parola islandese intraducibile in italiano, perché non esiste un vocabolo che ne spieghi il significato: la traduzione più vicina è “saltare nelle pozzanghere” e si riferisce a quello che pare essere uno dei giochi preferiti dai bambini islandesi, semplice e divertente.

Hoppípolla – Cultura indipendente per corrispondenza è balzata agli onori della cronaca per il suo sistema di business piuttosto unico in Italia: ai loro abbonati, ogni mese (o tre, sei, dodici) viene spedita una scatola con prodotti appositamente scelti con lo scopo di far scoprire nuovi creativi. Nelle scatole infatti si può trovare sì una pubblicazione editoriale (come la Piccola Enciclopedia del Fallimento), ma anche un oggetto di design, un suggerimento a scoprire un gruppo musicale, un prodotto illustrato, ecc…

Tornando alla Piccola Enciclopedia del Fallimento, la pubblicazione, di un’ottantina di pagine, è una piccola antologia delle storie più bizzarre legate al tema del fallimento e delle speranze disattese.

La prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

La prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Storie, con le s minuscole, caratterizzate da un fallimento finale. Meno famose forse, ma non meno interessanti. Storie che hanno avuto sorti e destini diverse dal successo che avrebbero forse meritato, se la fortuna non avesse guardato altrove.

Il nuovo punto di vista suggerito dagli autori è quello di allontanarsi dalla storia scritta dai vincenti, per riabbracciare il fallimento e la disfatta  come aspetti naturali dell’essere umano.

La pagina dei crediti della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

La pagina dei crediti della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il retro copertina della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il retro copertina della prima edizione della Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Il libro nella sua prima edizione è già esaurito, sia sul sito dell’editore che nella maggior parte dei siti di vendita online. È infatti già in ristampa la seconda edizione (con nuovo materiale inedito), pre-ordinabile sul sito della casa editrice con uno sconto del -30% (qui il link).

Possiamo sicuramente dire che, per il tema trattato, per caratteristiche editoriali come la qualità della carta utilizzata e l’originale metodo di distribuzione, questo libretto ha tutte le carte in regola per diventare un volume molto ricercato fra qualche anno.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Pagina interna con le illustrazioni di Davide Bart Salvemini.

Un altro breve racconto di un fallimento. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Un altro breve racconto di un fallimento. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Indice. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Indice. Piccola Enciclopedia Fallimento, hoppípolla, 2019.

Pagina finale i dati della stampa relativi alla prima edizione del libro di Davide Bart Salvemini.

Pagina finale i dati della stampa relativi alla prima edizione del libro di Davide Bart Salvemini.

 

 

Anno di pubblicazione: gennaio 2019
Casa editrice: Hoppípolla Edizioni.
Prezzo originale: 17 euro
Pagine: 79


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Nel segno della pecora, il primo libro di Murakami in italiano

Haruki Murakami (Kyoto, 1949) è senza ombra di dubbio lo scrittore contemporaneo giapponese più famoso del mondo.

Il suo stile è decisamente unico, non classificabile, in bilico tra la letteratura giapponese e quella mondiale, con elementi di realismo magico che ha fatto di lui uno scrittore acclamato da pubblico e critica, tradotto in più di cinquanta Paesi.

Si avvicina alla scrittura relativamente tardi: prima, infatti, gestiva assieme alla moglie (sua prima lettrice) un piccolo locale dove si ascoltava musica jazz tutto il giorno (sua grande passione assieme alla corsa, tanto che scriverà due libri su questi temi).

羊をめぐる冒険 Hitsuji o meguru bōken (1982), è il terzo romanzo di Murakami, ma è il primo tradotto in italiano. I primi due, “Ascolta la canzone del vento” e “Il flipper del ’73” verranno pubblicati solo nel 2016 da Einaudi.

Esce nel 1992 per la Longanesi & C. di Milano con il titolo Sotto il segno della pecora, con la traduzione da un’edizione inglese del 1989 a cura di Anna Rusconi.

Sotto il segno della pecora, il primo libro di Haruki Murakami in italiano. Longanesi, 1992.

Sotto il segno della pecora, il primo libro di Haruki Murakami in italiano. Longanesi, 1992.

La trama vede un trentenne che lavora come pubblicitario, appena lasciato dalla moglie perché lo trova “noioso”, trascinato via dalla sua tranquilla e monotona esistenza e gettato in una serie di eventi e compiti affidati da un potente uomo politico chiamato “Il Boss” (nelle edizioni Einaudi verrà chiamato “Il Maestro”) con lo scopo di trovare una pecora che lo ossessiona.
Il compito viene affidato a lui perché è stato lui a postare su una newsletter un’insignificante foto di un gregge di pecore tra le quali anche quella che interessa al Boss: una pecora bianca con una macchia a forma di stella sulla groppa
La foto gli era stata precedentemente spedita da un amico, “Il Ratto” (nelle edizioni Einaudi: “Il Sorcio”) e l’unico elemento per completare la ricerca sembra essere il panorama alle spalle del gregge che si rivelerà essere una località sull’isola di Hokkaidō.

Pagina interna con indicato il mese e l'anno di stampa. Sotto il segno della pecora, Longanesi, 1992.

Pagina interna con indicato il mese e l’anno di stampa. Sotto il segno della pecora, Longanesi, 1992.

Non sappiamo quanto abbia venduto il libro in Italia. Di certo è che dovremmo aspettare ancora diversi anni prima di apprezzare altre opere di Murakami nel nostro Paese e prima che venga riconosciuto come autore di culto.

È Feltrinelli, nel 1993, a pubblicare il suo romanzo più famoso, ノルウェイの森 Noruwei no mori (Norwegian Wood), con la misteriosa traduzione del titolo in Tokyo Blues.
Nel 2002 sarà la Baldini e Castoldi a fare uscire una sua raccolta di racconti La fine del mondo e il paese delle meraviglie,
È però negli anni successivi che i libri di Murakami approdano definitivamente nel catalogo Einaudi e gli italiani conosceranno le sue opere più iconiche come After Dark, 1Q84 e gli ultimissimi due volumi di L’assassino del commendatore più le ristampe dei lavori precedenti.

Per concludere, a proposito del primo libro italiano di Murakami, nel 2010, la Giulio Einaudi Editore, affiderà una nuova traduzione del testo (questa volta dal giapponese!) alla traduttrice storica di Murakami in Italia Antonietta Pastore e cambierà il titolo da Sotto il segno della pecoraNel segno della pecora.

A confronto la prima edizione Longanesi e l'edizione Einaudi del 2010. Da notare anche il cambio del titolo.

A confronto la prima edizione Longanesi e l’edizione Einaudi del 2010. Da notare anche il cambio del titolo.

L’edizione Longanesi sta iniziando a essere piuttosto ricercata e il prezzo sta pian piano salendo a sfiorare gli 80-100 euro, se in buone condizioni.

 

 


L’incipit:

«Era un breve annuncio sul giornale del mattino, un paragrafo soltanto. Un amico nel telefono e me lo lesse. Niente di speciale. Una cosa così avrebbe potuto scriverla un giornalista alle prime armi, appena uscito dall’università, giusto per esercitarsi un po’.»
(Haruki Murakami)

Anno di pubblicazione: settembre 1992
Titolo originale: Hitsuji o meguru bōken
Casa editrice: Longanesi & C.
Prezzo originale: 29.500 Lire
Pagine: 80


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I giovani di J.D. Salinger: ennesimo libro ritirato dal mercato

Succede tutto intorno alla fine di dicembre dello scorso anno, con un bell’avviso apparso a tutta pagina sui quotidiani Corriere della Sera e Repubblica e sui siti web ibs.it, Amazon.it e ilsaggiatore.com.

L’avviso riporta la sentenza (di un processo durato tre anni) da parte del Tribunale di Milano che, oltre a multare per una considerevole somma di denaro (più di 35mila euro) la casa editrice Il Saggiatore, vieta la diffusione e la vendita di un loro libro pubblicato qualche anno prima, nel marzo 2015, da titolo I giovani. Tre racconti con la traduzione di Delfina Vezzoli (traduttrice italiana di Kurt Vonnegut, Don DeLillo scomparsa nel 2017).

La copertina del libro di J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti." Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

La copertina del libro di J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.” Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

La causa è stata vinta da Colleen O’Neill, terza moglie e vedova di J.D. Salinger, e dal loro figlio, Matthew Robert Salinger, contro il Gruppo Editoriale Il Saggiatore, riuscendo così a inibire e vietare alla casa editrice italiana qualsiasi utilizzazione del volume, sia cartaceo sia in e-book.

Ma come è successo che la casa editrice professionale come Il Saggiatore sia finita in questo pasticcio?

Rivediamo i passaggi principali della storia:

nel 2014, la casa editrice americana Devault-Graves Agency scoprì che tre racconti di Salinger, già pubblicati singolarmente tra il 1940 e il 1944, I giovani (The Young Folks, 1940), Va’ da Eddie (Go See Eddie, 1940) e Una volta alla settimana (Once a Week Won’t Kill You, 1944) erano tornate di dominio pubblico dopo che il copyright non era stato rinnovato e decise quindi di ripubblicarle in una piccola nuova raccolta intitolata Three Early Stories, realizzando così quello che si potrebbe definire il primo libro di Salinger pubblicato legalmente da più di 50 anni.

Indicazione della traduttrice Delfina Vezzoli nel libro di J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti." Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

Indicazione della traduttrice Delfina Vezzoli nel libro di J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.” Pubblicato in Italia nel 2015 e mandato al macero nel 2017.

L’errore commesso però dalla Devault-Graves fu di credere che se un’opera americana era di pubblico dominio negli Stati Uniti, allora lo era automaticamente anche in tutti gli Stati in cui si applica la regola della durata più breve: tale automatismo, infatti, non è scontato.

Se per quanto riguarda il mercato americano gli eredi di Salinger non potevano opporsi alla pubblicazione, quello che fecero fu denunciare la casa editrice americana di rivendere i diritti all’estero perché convinti di poterlo fare.

Questo ha fatto sì che gli eredi di Salinger abbiano contestato alla casa editrice Il Saggiatore la pubblicazione in italiano e il 21 dicembre 2017 il Tribunale di Milano ha dato loro ragione.

Tutta questa storia conferma l’ostinata volontà di Salinger e dei suoi eredi di proteggere la sua opera anche dopo la sua morte. Si vocifera ormai da molti anni di inediti (d’altra parte, a detta di quei pochi che lo hanno frequentato negli anni di volontario isolamento dal mondo, Salinger ha continuato a scrivere per altri moltissimi anni) che prima o poi dovrebbero vedere la luce (nella peggiore delle ipotesi nel 2080 cioè 70 anni dopo la morte dello scrittore).
In Italia già qualche anno fa un altro libro di Salinger, Hapworth 16, 1924 finì ritirato e al macero (per poi riapparire nel mercato del libro usato) perché nemmeno quella volta furono  rispettati i diritti di autore. Potete leggere la storia qui.

Il libro, che quando è uscito è passato anche un po’ inosservato (pure dal sottoscritto che per recuperarne una copia ha dovuto cercarla nei mercatini per un bel po’), oggi è ovviamente ricercato sia dai fan di Salinger che da numerosi collezionisti.
Per una copia ben conservata il prezzo su eBay è di circa 100 euro.

Pagina del copyright. J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti.".

Pagina del copyright. J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.”.

Che cosa c’è in questi racconti?
Nel primo, intitolato The young folks e pubblicato sulla rivista letteraria Story nel 1940 da un J.D. Salinger ventunenne, i protagonisti sono due ragazzi dell’alta società newyorkese. In Go see Eddie, uscito nello stesso anno e sulla rivista universitaria The University of Kansas City Review, il personaggio maschile, sgradevole, cerca di spingere una giovane donna ad andare a trovare un uomo di nome Eddie. Infine, Once a week won’t kill you uscì anch’esso su Story, ma nel 1944, quando ormai Salinger stava per finire la sua carriera militare; parla di un ragazzo che annuncia alla propria zia di essere in procinto di partire per la guerra.

Pagina con le indicazioni di future ristampe mai avvenute. J.D. Salinger "I giovani. Tre racconti.".

Pagina con le indicazioni di future ristampe mai avvenute. J.D. Salinger “I giovani. Tre racconti.”.

Nella stessa immagine i due libri di Salinger che hanno infranto di diritti d'autore e quindi ritirati e condannati al macero.

Nella stessa immagine i due libri di Salinger che hanno infranto di diritti d’autore e quindi ritirati e condannati al macero.

 

 


L’incipit:

«Verso le undici, Lucillle Henderson, appurato che la sua festa stava veleggiando all’altezza giusta, e graziata da un sorriso di Jack Delroy, si costrinse a guardare in direzione di Edna Phillips, che dalle otto era seduta sulla grossa poltrona rossa a fumare una sigaretta dopo l’altra e a gorgheggiare saluti, con uno sguardo radioso che i ragazzi non si degnavano di cogliere.»
(J.D. Salinger)

Anno di pubblicazione: marzo 2015
Titolo originale: Three Early Stories
Casa editrice: Il Saggiatore
Prezzo originale: 12 euro
Pagine: 80


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Di fate e di streghe

Negli anni Ottanta e Novanta di libri di genere fantasy ne circolavano parecchi di meno rispetto a oggi.
Ciononostante, o forse proprio per questo, i pochi volumi esistenti erano realizzati con più cura dalle case editrici: dimensioni più grandi, buona carta, attenzione alla stampa.

Tra queste sicuramente la Rizzoli che nel corso degli Anni di quei decenni pubblicò una serie di volumi (tra cui il già citato Libro degli Gnomi) tutti molto ben realizzati.

Recentemente, ho avuto la fortuna di acquistare in una bancarella due volumi simili come argomento:
Fate di Froud e Lee, a cura di David Larkin, e Streghe di Erica Jong, con le illustrazioni di Joseph A. Smith.

Le prime edizioni del libro "Fate" di Froud-Lee e "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli.

Le prime edizioni del libro “Fate” di Froud-Lee e “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli.

Il primo libro è uscito in Italia nel 1979 ed è stato a tutti gli effetti un best seller (tant’è che nel 2003 ne è stata pubblicata un’edizione speciale – con più pagine e disegni inediti – per festeggiarne i 25 anni).
Gli illustratori si chiamano Brian Froud e Alan  Lee. Al grande pubblico forse questi nomi non diranno molto, ma per gli amanti del genere Fantasy sono dei veri miti viventi.
Inglesi, nati entrambi nel 1947, entrambi pittori e illustratori, Froud è anche stato – con il suo lavoro – concept artist per il film fantasy del 1986 Labyrinth con David Bowie. Mentre Lee è stato il primo illustratore de Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien e nel 2004 ha vinto il premio Oscar per la migliore scenografia per l’adattamento cinematografico di Peter Jackson.

Il libro è una sorta di enciclopedia di creature magiche, le faeries appunto, e, quando uscì, contribuì a creare un nuovo immaginario collettivo per i lettori dell’epoca fino ad allora abituati a una nebulosa descrizione di queste creature. La bravura di Lee e Froud fu di dare un soffio vitale a questi disegni attraverso  le loro matite, tempere e acquarelli. Non più dolci disegni di fatine in stile disneyano, ma creature recuperate dalle leggende nordiche, esseri scontrosi, sensibili, irascibili, vagabondi, capricciosi, maligni, deformi e maliziosi da cui stare alla larga.

Risvolto di copertina della prima edizione del libro "Fate" di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Risvolto di copertina della prima edizione del libro “Fate” di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Illustrazioni interne della prima edizione del libro "Fate" di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Illustrazioni interne della prima edizione del libro “Fate” di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Pagine interne della prima edizione del libro "Fate" di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Pagine interne della prima edizione del libro “Fate” di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Pagina dei crediti della prima edizione del libro "Fate" di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Pagina dei crediti della prima edizione del libro “Fate” di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Il libro della Rizzoli, con le sue dimensioni di 21,5×31 cm e le sue 185 illustrazioni (di cui 147 “a quattro colori”) si chiude con un’appendice molto simpatica: invece delle biografie dei due autori, sono state inserite delle fotografie in cui – facendo attenzione – si possono vedere dei folletti che spiano i due illustratori al lavoro in mezzo a un bosco e una dichiarazione di entrambi che ne assicurano l’autenticità.
L’idea di queste fotografie ricalca il celebre episodio conosciuto come “le fate di Cottingley” del 1917: due bambine, abitanti del piccolo villaggio inglese di Bradford, si fotografarono assieme a delle piccole sagome di cartone rappresentanti delle fate e le spacciarono per vere. All’epoca, queste fotografie fecero molto parlare di loro. La stampa arrivò fino al punto di coinvolgere perfino Sir Arthur Conan Doyle (il padre di Sherlock Holmes) che, dopo un primo momento di scetticismo, si convinse pure lui dell’autenticità delle fotografie.

Appendice al libro che introduce la documentazione fotografica sull'esistenza delle fate.

Appendice al libro che introduce la documentazione fotografica sull’esistenza delle fate.

La documentazione fotografica che testimonierebbe l'esistenza di creature magiche alle spalle degli autori.

La documentazione fotografica che testimonierebbe l’esistenza di creature magiche alle spalle degli autori.

Il libro, oggi, in Italia è ristampato in edizioni più economiche rispetto alla prima edizione e con un font diverso per quanto riguarda i testi scritti in matita, ora decisamente più marcati e di più facile lettura. La prima edizione si differenza inoltre dalla seconda dello stesso periodo per il colore della copertina sotto la sovraccoperta (color perla la prima, verde la seconda). Entrambe, comunque, riportano una sovrastampa color oro di due folletti che stanno giocando.

Stampa in vernice dorata sulla copertina rigida della prima edizione del libro "Fate" di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

Stampa in vernice dorata sulla copertina rigida della prima edizione del libro “Fate” di Froud-Lee. Rizzoli, 1979.

La prima edizione a confronto con una edizione economica successiva: differenti le dimensioni ma differenti anche i caratteri tipografici.

La prima edizione a confronto con una edizione economica successiva: differenti le dimensioni ma differenti anche i caratteri tipografici.

Confronto dei caratteri tipografici utilizzati per la prima edizione e una più recente. Il nuovo carattere aumenta la leggibilità dei testi che simulano la scritta a mano.

Confronto dei caratteri tipografici utilizzati per la prima edizione e una più recente. Il nuovo carattere aumenta la leggibilità dei testi che simulano la scritta a mano.

Streghe, invece, è opera della scrittrice americana Erica Jong (New York, 1942) con la collaborazione dell’illustratore Joseph A. Smith.
Anche questo libro ebbe un buon successo, complice la carriera letteraria della Jong che, a partire dal suo primo romanzo Paura di volare, dove la protagonista femminile scardinava un mondo maschilista, creò un vero e proprio caso.
La prosa del libro è accattivante, a differenza del libro precedente: qui le illustrazioni vanno di pari passo con i testi e a volte lasciano loro spazio. La Jong indaga sia sulla realtà storica che sugli archetipi delle streghe: sopravvissute agli atti di stregoneria, spesso capri espiatori, nel mezzo di uno scontro tra Chiesa e Stato dove era forte la prevalenza maschile, guaritrici naturali, creatrici di pozioni d’amore e di formule magiche.
La domanda che si pone la scrittrice nel libro è fondamentalmente: chi erano le streghe in fondo? Eretiche o guaritrici? Adoratrici di dei pagai, o soltanto donne che non avevano paura di volare?

Avvertimento al lettore nella prima pagina del libro "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Avvertimento al lettore nella prima pagina del libro “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Pagine interne alla prima edizione del libro "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Pagine interne alla prima edizione del libro “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Dettaglio di una pagina interna della prima edizione del libro "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Dettaglio di una pagina interna della prima edizione del libro “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Alcune pagine del libro si aprono per permettere al lettore una completa visione delle stupende illustrazioni interne. "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Alcune pagine del libro si aprono per permettere al lettore una completa visione delle stupende illustrazioni interne. “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Streghe si conclude con una commovente dedica, sotto forma di poesia, intitolata “Per tutte coloro che son morte“:

“Per tutte coloro che sono morte denudate, rasate, rapate.
Per tutte coloro che hanno invocato invano la grande Dea
solo per aver la lingua strappata alla radice.
Per tutte coloro che sono state trafitte, torturate, spezzate sulla ruota
per i peccati dei loro Inquisitori.
Per tutte coloro la cui bellezza suscitò il furore dei torturatori;
per tutte coloro cui la bruttezza fu condanna.
Per tutte coloro che non eran belle né brutte, ma solo donne orgogliose.
Per tutte le abili dita spezzate dalla morsa.
Per tutte le braccia morbide strappate dall’alveolo.
Per tutti i seni in boccio dilaniati da pinze incandescenti.
per tutte le levatrici uccise per il peccato
di aver fatto nascere l’uomo in un mondo imperfetto.
Per tutte quelle streghe, mie sorelle,
che respiravano più liberamente avvolte dalle fiamme,
sapendo, mentre abbandonavano le spoglie femminili,
e la carne bruciata cadeva come frutta nelle fiamme,
che solo la morte le avrebbe mondate del peccato
per cui morivano il peccato di esser nata donna,
che è più della somma delle parti di un corpo femminile.”

Dedica conclusiva del libro "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Dedica conclusiva del libro “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Il libro, pubblicato anch’esso dalla Rizzoli nel settembre del 1983, nella sua prima edizione ha le dimensioni di 24×30,5 cm e, a differenza di Fate, non è più in commercio. Per trovare una copia rimangono solo i mercatini e i siti online.
La valutazione per la sua prima edizione oscilla dagli 80 ai 120 euro.

Prima edizione del libro "Streghe" di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

Prima edizione del libro “Streghe” di Erica Jong. Rizzoli, 1983.

 


L’incipit di Fate:

«Il termine fata deriva dall’antico ‘faunce o fatuce’ che nella mitologia pagana indicava le compagne dei fauni, creature dotate del potere di predire il futuro e di soprassedere agli eventi umani. La denominazione fata deriva anche da ‘fatica’, parola che nel medioevo fu sinonimo di ‘donna selvatica’ cioè di donna dei boschi, delle acque e, in genere, del mondo naturale.»
(Brian Froud e Alan  Lee)

Anno di pubblicazione: 1979
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo originale: 19.000 lire
Pagine: [non disponibile]

 

L’incipit di Streghe:

«Se non avete mai desiderato che un incantesimo costringesse qualcuno ad amarvi,
non avete mai desiderato una bacchetta magica,
non avete mai desiderato un mantello che vi rendesse invisibili,
non vi siete mai chiesti come facciano le streghe a volare.»
(Erica Jong)

Anno di pubblicazione: settembre 1983
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo originale: [non disponibile]
Pagine: 174


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Una curiosità sulle copertine italiane di Harry Potter

Un amico libraio oggi mi ha prestato un vecchio numero della rivista Charta del 2002.
Si tratta di una rivista che tratta prevalentemente di antiquariato e collezionismo libraio.

In questo numero c’è una bella intervista a Serena Riglietti.
Se il nome vi dice poco, il suo lavoro invece non vi sarà passato inosservato.

Vi basterà sapere che, se avete letto uno dei libri della saga di Harry Potter in italiano, avrete avuto tra le mani le sue illustrazioni. Infatti è a lei che, nel 1999, la casa editrice Salani affida il compito di illustrare le copertine dei libri del maghetto inglese.

L’intervista scorre con digressioni sul lavoro di illustratrice di Riglietti (che ricordiamo, oltre a Harry Potter, ha al suo attivo numerose altre pubblicazioni) e sulla sua relazione con il famoso personaggio creato da J.K. Rowling.
Apprezzabile la sincerità con la quale Riglietti afferma che, a volte, la indispone la curiosità che ruota attorno alla sua storia con Harry Potter, definendola freddamente “soltanto professionale”.

Quando iniziò a lavorare alla copertina del primo volume, infatti, le vennero date poche informazioni a riguardo. Questo generò un’incomprensione sulla figura di Harry Potter e portò alla realizzazione di una copertina con alcuni dettagli errati, come per esempio, l’assenza dei famosi occhiali rotondi del protagonista.

La nota più curiosa dell’intervista però è un’altra, e riguarda un piccolo particolare delle copertine dei libri che vanno dal 1999 fino al 2001. Per essere più precisi, il volume II, III e IV della saga. Un particolare a cui non avevo fatto caso fino a oggi.

Le copertine del secondo, terzo e quarto volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling.

Le copertine del secondo, terzo e quarto volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling.

Voi l’avete già notato?
Secondo l’illustratrice “l’attesa per l’uscita del film imponeva una certa segretezza sulla fisionomia di Harry, per questo il maghetto doveva essere disegnato mostrando il profilo.”
E in effetti è così, in tutte e tre le copertine il volto di Harry Potter è nascosto!

La copertina del secondo volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: "Harry Potter e la camera dei segreti".

La copertina del secondo volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: “Harry Potter e la camera dei segreti”.

La copertina del terzo volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban".

La copertina del terzo volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”.

La copertina del quarto volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: "Harry Potter e il calice di fuoco".

La copertina del quarto volume della saga di Harry Potter di J.K. Rowling: “Harry Potter e il calice di fuoco”.

Abbiamo parlato di Harry Potter altre volte su questo blog: se l’argomento ti interessa, ti consiglio quest’altro articolo che spiega come riconoscere la preziosa prima edizione assoluta in inglese.

 

 


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Il jazz visto da un grande fotografo: Roberto Masotti

Esistono persone che abitano dentro la Storia. In questo caso è la Storia della Musica e del Teatro. Nomi noti soprattutto nell’ambiente in cui operano. Stimatissimi dai colleghi e dagli artisti con cui lavorano. Uno di questi nomi è sicuramente il fotografo Roberto Masotti.

Nato a Ravenna nel 1947, trasferitosi a Milano nel 1974, assieme a Silvia Lelli forma la coppia di fotografi ufficiali del Teatro alla Scala di Milano dal 1979 al 1996. Insieme hanno esplorato le performing arts, realizzato una serie di libri, mostre e installazioni di altissimo livello. Davanti ai loro obiettivi sono passati i nomi più importanti del teatro, dello spettacolo e della musica, nazionali e internazionali: da Battiato a Keith Jarrett, da Demetrio Stratos a John Cage, passando per Miles Davis, Frank Zappa, Pina Bausch, Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Riccardo Muti, Carla Fracci e molti altri. Fotografie diventate icone, esposte in numerosi allestimenti e divenuti libri fotografici importanti.

Ed eccoci al tema di questo articolo, in cui voglio parlarvi nello specifico di due libri di Roberto Masotti.

I libri fotografici di Roberto Masotti. A sinistra l'ormai introvabile You tourned the tables on me. A destra il nuovo volume da poco uscito: Jazz AREA.

I libri fotografici di Roberto Masotti. A sinistra l’ormai introvabile You tourned the tables on me. A destra il nuovo volume da poco uscito: Jazz AREA.

Il primo, piuttosto ricercato, è senza dubbio il suo lavoro più conosciuto: You tourned the tables on me.
Pubblicato nel dicembre del 1994 il lavoro presentato nel libro, è stato incluso nella mostra Il Secolo del Jazz curata da Daniel Soutif e promossa dal MART di Rovereto. Edito dalla casa editrice Auditorium, ha come “protagonista” un tavolino” trovato e acquistato, in un assolato pomeriggio del maggio 1974, presso un campo di zingari che vivevano alla periferia di Milano (cit). Usato per la prima volta come attrezzo di scena per il primo ritratto, divenne l’elemento in comune per i ritratti a seguire. Il modus operandi per i successivi lavori fu quello di far prendere visione di tutte le immagini precedentemente selezionate al nuovo soggetto coinvolto facendogli poi scegliere liberamente come agire e di quali altri oggetti eventualmente circondarsi.
La tiratura per le librerie fu di mille copie, cui si aggiunse una piccola tiratura numerata di 115 copie senza prezzo di copertina.

Il tavolino protagonista del volume You tourned the tables on me.

Il tavolino protagonista del volume You tourned the tables on me.

Ritratto di Demetrio Stratos degli AREA a opera di Roberto Masotti. Milano, 1976.

Ritratto di Demetrio Stratos degli AREA a opera di Roberto Masotti. Milano, 1976.

Un giovane Brian Eno fotografo a Londra nel 1976 da Roberto Masotti.

Un giovane Brian Eno fotografo a Londra nel 1976 da Roberto Masotti.

Pagina dei crediti della prima edizione data 1994.

Pagina dei crediti della prima edizione data 1994.

Retro copertina del libro You tourned the tables on me di Roberto Masotti.

Retro copertina del libro You tourned the tables on me di Roberto Masotti.

Il secondo volume, invece, è uscito recentemente (2019) e ve ne parlo perché è davvero un libro che, oltre al contenuto, diventerà a breve un piccolo tesoro per i collezionisti del genere. Si intitola Jazz AREA ed è pubblicato dalla casa editrice senese Seipersei, nata nel 2012 come casa editrice indipendente.

Jazz AREA di Roberto Masotti.

Jazz AREA di Roberto Masotti.

Si tratta anche in questo caso di un libro fotografico i cui protagonisti sono nomi del calibro di Miles Davis, Keith Jarrett, Carla Bley, Archie Shepp, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette, ecc… tutti abilmente fotografati creando un’opera editoriale unica, racchiudendo in sé quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale.

Il libro non contiene solamente fotografie, ma anche testi che esprimono l’idea di improvvisazione musicale, di incontri diretti con artisti, in una prospettiva senza dubbio autobiografica di uno dei più grandi fotografi italiani contemporanei.
Ciò che caratterizza il volume però non si limita a questo: in un mondo editoriale di grandi tirature, spesso però poco curate, c’è chi va controcorrente: design, photoediting, grafica, layout, tutto è seguito nei dettagli direttamente dalla casa editrice, per un libro che, nella sua prima edizione, ha una tiratura di sole 500 copie (le prime 100 autografate) in formato 16,5×23,5 cm.
Per la copertina è stata utilizzata una carta sirio black da 140gr e foto e testi sono  stampati con un solo colore: silver.
La rilegatura è brossura con filo refe alla svizzera, il dorso è scoperto e il blocco libro incollato alla terza di copertina.
Il libro è in vendita a 40 euro, fino a esaurimento delle copie.

Jazz AREA di Roberto Masotti.

Jazz AREA di Roberto Masotti.

Una delle prime 100 copie del libro Jazz AREA autografate da Roberto Masotti.

Una delle prime 100 copie del libro Jazz AREA autografate da Roberto Masotti.

Pagine interne del volume Jazz AREA di Roberto Masotti. Edito dalla casa editrice Seipersei.

Pagine interne del volume Jazz AREA di Roberto Masotti. Edito dalla casa editrice Seipersei.

Pagine interne del volume Jazz AREA di Roberto Masotti. Edito dalla casa editrice Seipersei.

Pagine interne del volume Jazz AREA di Roberto Masotti. Edito dalla casa editrice Seipersei.

Un giovane Stefano Bollani ritratto da Roberto Masotti.

Un giovane Stefano Bollani ritratto da Roberto Masotti.

Pagine interno del libro Jazz AREA di Roberto Masotti. "Contrabbasso".

Pagine interno del libro Jazz AREA di Roberto Masotti. “Contrabbasso”.

Rilegatura con brossura filo refe alla svizzera, dorso scoperto, blocco libro incollato alla terza di copertina per il libro Jazz AREA di Roberto Masotti, edito dalla casa editrice Seipersei.

Rilegatura con brossura filo refe alla svizzera, dorso scoperto, blocco libro incollato alla terza di copertina per il libro Jazz AREA di Roberto Masotti, edito dalla casa editrice Seipersei.

 


L’incipit di You tuorned the tables on me:

«E’ stato trovato e acquistato, in un assolato pomeriggio del maggio 1974, presso un campo di zingari che vivevano, alla periferia di Milano, della compravendita di rottami di ferro.»
(Roberto Masotti)

Anno di pubblicazione: dicembre 1994
Casa editrice: Auditorium
Prezzo originale: 30.000 lire
Pagine: 184

 

L’incipit di Jazz AREA

«Scrivevo nel febbraio 1999:
“È dal 1973 che non faccio una mostra sulla musica afroamericana. “Immagini per il jazz” s’inaugurò nell’atrio del Palazzo dei Priori a Perugia giusto per la prima edizione di Umbra Jazz. […]”»
(Roberto Masotti)

Anno di pubblicazione: gennaio 2019
Casa editrice: Seipersei
Prezzo originale: 40 euro
Pagine: 160


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L’edizione russa di Peter Pan illustrata da Miturich

Quando ho aperto questo blog, avevo in mente una serie di volumi che prima o poi avrei voluto avere nella mia libreria (anche per questo ho chiamato così il blog :)).
Piccole gemme, non sempre facili da trovare (sia in buone condizioni, sia a un prezzo onesto), ma sono sempre stato fiducioso che prima o poi ce l’avrei fatta.
Da qualche giorno, infatti, posso finalmente depennare dalla lista dei desideri un libro che sognavo di avere da diversi anni.
Eccolo qui:

Peter Pan, edizione russa del 1971 illustrato da Miturich. Edizione piuttosto rara.

Peter Pan, edizione russa del 1971 illustrato da Miturich. Edizione piuttosto rara.

Non vi sforzate di leggere il titolo a meno che non riusciate leggere il cirillico.
Si tratta di un’edizione russa di un classico dell’infanzia: Peter Pan di J.M. Barrie.

Il libro viene pubblicato a Mosca nel 1971 per le edizioni Iskusstvo. La traduzione dall’inglese è affidata a Boris Zakhoder (uno di quei poeti che, dopo la morte di Stalin, vide nella letteratura per bambini un modo per aggirare la censura che affliggeva in quegli anni altre forme letterarie), mentre le illustrazioni sono dell’artista Mai Miturich, ancora oggi considerato uno dei più bravi illustratori della Russia Sovietica post bellica.

Retro copertina essenziale dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Retro copertina essenziale dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

La bellezza del volume è già intuibile dalla copertina cartonata in tela con stampa dei colori a rilievo in rosso, nero e oro. Ma sono le illustrazioni interne il vero capolavoro di questo libro. Le pennellate di acquarello di Miturich hanno caratterizzato quasi tutta la carriera dell’artista divenendo un suo tratto riconoscibile del suo stile.

La tiratura di questo volume è di 50mila copie, ma è difficile trovarne una in condizioni eccellenti. Molte saranno state buttate negli anni e, inoltre, i libri che sono passati per le mani dei bambini difficilmente superano indenni la prova del tempo: più spesso infatti riportano macchie, disegni o sono totalmente privi delle sopraccoperte (che, se presenti, fanno salire la quotazione del libro. Vedi il post su Il Piccolo Principe di qualche giorno fa.).

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Quanto vale?
Ovviamente la quotazione è variabile ma, a oggi, difficilmente troverete un esemplare a meno di 180 euro.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

Pagine interne dell'edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

Pagine interne dell’edizione russa di Peter Pan (1971), illustrato da Miturich. Testo in cirillico.

 

 


L’incipit:

«[non disponibile]»
(J.M. Barrie)

Anno di pubblicazione: 1971
Casa editrice: Iskusstvo
Prezzo originale: 15 copechi
Pagine: 126
Formato: 17×22 cm


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